NICOLA TEDESCHI O L’ARTE DEL LEGNO

L’arte del legno è di certo tra le tecniche più antiche che l’uomo conosca, e tra le più complesse se è vero che il risultato finale del manufatto dipende da articolate operazioni di scelta, assemblaggio ed elaborazione di varietà anche molto diverse tra loro. Senza spostarci troppo lontano, e rimanendo al contesto italiano che da sempre, non solo oggi, è stato all’apice della lavorazione, basti pensare all’Arte dei Legnaiuoli registrata a Firenze dal 1290 e alle opere che ha saputo realizzare. Gli artigiani facenti parte di tale corporazione, che erano dei veri e propri artisti, portarono il legno a risultati eccelsi di fabbricazione e svilupparono complesse tecniche di decoro come la tarsia, che consisteva nell’accostamento di tessere policrome lignee per formare determinati disegni. Vi erano numerose nozioni da acquisire per diventare artisti del legno: una minuziosa conoscenza delle varie tipologie di legname, del suo comportamento nel tempo e delle reazioni ai cambiamenti atmosferici; la scelta dell’essenza, i modi e le fasi lunari in cui segare il legno, la stagionatura. Gli artigiani erano scrupolosissimi e prestavano attenzione a numerosi dettagli in ogni fase del lavoro, anche in quelle precedenti al momento di intaglio vero e proprio: l’esposizione della pianta ai raggi solari, la vicinanza a corsi d’acqua e l’inclinazione del terreno su cui era cresciuta erano fattori importanti tanto quanto gli strumenti e le tecniche da impiegare durante la scolpitura. Questa complessa tradizione la si può rinvenire anche in altri contesti geografici con una produzione minore per quanto riguarda la committenza ma non certo povera di perizia tecnica e pregio della lavorazione. Nelle realtà meridionali, e in particolare in Molise, si sono sviluppate nei secoli svariate lavorazioni artigianali (acciaio, bronzo, pietra, legno) che hanno unito l’arte del decoro alla funzionalità dell’oggetto, imponendo una linea stilistica locale estremamente originale. Se circa le commissioni ecclesiastiche è perdurato fino agli inizi del Novecento uno stile di ascendenza barocca, basti vedere gli stupendi altari lignei disseminati nella regione e in particolare nelle chiese di Agnone, riguardo ai lavori di arredo, pur in assenza di famiglie nobili e richieste prestigiose, figure di ebanisti, intagliatori, intarsiatori e falegnami hanno lavorato con sensibilità e gusto maturando uno stile classico e sobrio, ma estremamente ricercato dal punto di vista della funzionalità. La ricerca dell’efficienza compositiva, della competenza realizzativa e della bellezza decorativa la si può ritrovare ancora oggi nei lavori di Nicola Tedeschi.
Nicola Tedeschi, classe 1962, si è formato presso l’Istituto d’Arte Manuppella di Isernia, nella sezione Arredamento, andando ad implementare con aggiornate nozioni di design e composizione un’arte antica, quella della lavorazione del legno, che gli era stata trasmessa dal padre e dal nonno, entrambi falegnami nel territorio di Pesche. L’influenza dell’Istituto, tra gli anni Cinquanta e Ottanta tra le scuole d’arte all’avanguardia in Italia per qualità dei maestri, capaci di unire il recupero della tradizione a innovative sperimentazioni compositive, si percepisce pertanto in alcune tipologie di lavori nei quali emerge la ricerca di soluzioni decorative che non sono solo estetiche ma anche funzionali alla tipologia dell’oggetto. Per raggiungere questo grado di lavorazione, naturalmente, ha concorso non poco la lenta e stratificata formazione in famiglia, soprattutto nell’appropriazione di quei segreti costruttivi e realizzativi imprescindibili nella perfetta realizzazione di un manufatto. Pertanto nei suoi lavori abbiamo allo stesso tempo un forte richiamo alla tradizione e al passato, soprattutto nelle fasi di lavorazione, e un’apertura alla forma e alla composizione di taglio contemporaneo. Tale sintesi, difficile da raggiungere senza cadere nell’errore della banalità o del kitsch, è sicuramente tra i pregi maggiori delle opere di Tedeschi che accettano la storia e la ricchezza del passato
catalogo BOZZA.indd 4 20/08/14 18.39
ma si aprono a sintesi plastiche e cromatiche estremamente affascinanti tanto che non è eccessivo parlare, per alcuni manufatti, di vero e proprio wood design. L’artista, partendo da un disegno che è soprattutto interno, lavora per modulazione e aggiunta di elementi, assemblando parti che hanno spesse volte il pregio di costruirsi esclusivamente attraverso l’inserimento, in assenza quindi di colle e leganti, dimostrando un virtuosismo dell’incastro che rende i lavori, oltre che estremamente affascinanti, anche facili da smontare e ricomporre in altri spazi. Il lavoro sul modulo, inoltre, è un’altra caratteristica di Tedeschi il quale, una volta intuita la forma adatta per un oggetto, compone e lavora partendo da nuclei formali che sono anche blocchi fisici dove le diverse forze dei legni che adopera, lavorando a contrasto, riescono a bilanciare e a tenere l’intera superficie. Se negli oggetti più comuni (scatole, bauletti, portaoggetti) sperimenta complicate impiallacciature di legni duri e pregiati (wengè, padouk, olmo, acero, ulivo, ash brown, quercia, noce yesquero, noce tanganica, tauari, multistrato, abura), e incastri privi di chiodi o colle, in lavori maggiormente artistici supera la semplice decorazione funzionale per aprire la superficie ad un complesso intarsio di legni che presentano effetti visivi differenti, a seconda se adoperati di testa o di faccia, evidenziando le venature dell’interno o giocando sulle forme del piano. L’astrattismo geometrico di tali opere, dei veri e propri quadri da parete, contrasta con lavori maggiormente poetici e surreali dove il gioco sui profili e sulla scatola prospettica, come luogo di ridefinizione dello spazio, comporta effetti spiazzanti ed estremamente affascinanti, come se ci trovassimo di fronte ad un’opera aperta e in perenne ridefinizione. Se per l’astrattismo il richiamo, naturalmente, va allo studio serrato di Mondrian sulla composizione e gli elementi in rapporto aureo, per gli altri lavori un modello interessante è rinvenibile sicuramente in Mario Ceroli. Per Ceroli la scultura è una perenne aggiunta di elementi con l’immagine che viene scomposta in tante sfaccettature, ognuna rappresentante una sagome di essa o di una sezione, per conferire all’opera un aspetto dinamico e sfuggente, con le forme che si replicano e invadono lo spazio. Parimenti in Tedeschi tali composizioni impostate su profili, sagome e intarsi sono tentativi di ricreare, con il legno, una superficie caratterizzata da bellezza, armonia, perizia tecnica e ricerca di innovazione poiché quando il legno comincia a respirare la materia si trasforma in eleganza. Questa eleganza, così difficile da rinvenire in molta arte contemporanea, la si può allora ancora rinvenire in un artigianato artistico tanto raffinato e curato nella realizzazione quanto innovativo nella resa compositiva, materica e cromatica, che si riflette poi anche in oggetti, quali cofanetti e scatole, apparentemente di uso comune e privi di funzione estetica. Ma basti guardare alla struttura per camino, realizzata e disegnata interamente a mano con varie essenze di legno pregiato, per comprendere come design, fantasia e tradizione riescono ancora a fondersi in un oggetto semioticamente denso come un’opera d’arte. E il legno, quale materiale povero ma sensuale e affascinante, che trasmette al contempo percezioni di calore e coerenza, è l’elemento adatto per un’operazione siffatta. Come spiega lo stesso Ceroli in un’intervista, infatti «Quello è l’amore. Vede anche l’amore. Amare anche il lavoro e amare con che cosa lo si fa questo lavoro. Il legno è stato un amore pazzesco, ha una sensualità il legno incredibile, è un educatore, è stato un educatore per me».

Tommaso Evangelista
Critico d’arte